giovedì 6 agosto 2009

Motogiro SLO-KAR (2/4 agosto 2009) - Album Foto

Spesso ridondare nelle descrizioni dei viaggi, dei posti visti e degli episodi occorsi, al lettore risulta noioso. Cerco di non farlo, ma al ritorno da qualsiasi giro, anche il più breve, c'è sempre qualcosa da raccontare. Sempre si è visto e "scoperto" qualcosa di interessante.

O di sgradevole, il che ci sta, fa esperienza.

In questo caso, un motoviaggio di tre giorni fatto all'inizio di agosto in Slovenia, Carinzia, anche un pò di Stiria e Carnia, in quattro amici affiatati, di sgradevole ci sono state due cose.

Prima cosa: il caldo atroce che imperversava da giorni, normale vista l'epoca, ma aggravato dagli imprescindibili vestimenti protettivi e che abbiamo cercato di eludere partendo all'alba per sbatterlo strada facendo ed evitare lo spauracchio del passante di Mestre (mossa alquanto azzeccata).

Seconda cosa: la pioggia del secondo giorno in Austria, torrenziale, che ci ha obbligato ai vestimenti ad hoc e ad accorciare di una trentina di chilometri il percorso. Per fortuna era ormai sera, poco male, ma tanta rottura.

Tutto il resto è stata gioia! Un giro spettacolare sotto tutti i punti di vista, motociclistico in primis, con varietà di percorso e tipologia di strade da soddisfare ogni esigenza paesaggistica e velleità smanettatoria.

Nel caso di un replay da evitare solo il tratto carnico da Pozzis a Tramonti di Sotto, stretto, mal asfaltato e privo di qualsiasi segnaletica che porta alle grotte di Pradis (quelle dei 207 scalini) a meno che non si sia speleologi patentati.

Il contrappasso è stata la piacevole "scoperta" della SP1 da Pontebba a Moggio Udinese, da rifare alla prima occasione, con sosta mangereccia in una trattoria sperduta tra i monti, gestita da una simpatica ostessa chiacchierona. Specialità una polenta particolare fatta su richiesta, ergo telefunken prima!

Altra gradevole, piccola scoperta il Collio sloveno. Una teoria di dolci colline tutte a vigneto, zona tipica dei famosi vini che abbiamo invano tentato di degustare assaltando alcune cantine. Purtroppo era domenica e quelle che non erano in ferie erano chiuse!

I posti di confine che per certi tratti è parallelo ad un piccolo corso d'acqua, sono rimasti all'immediato dopoguerra, un vero salto nel tempo. Impossibile non provare emozioni.

Così come, motociclisticamente parlando, sono state per i miei compagni di viaggio piacevoli e graditissime sorprese i passi Vrsic in Slovenia, il Seebergsattel tra Slovenia e Austria e la 69 (numero fortunato!) da Lavamund a Eibiswald, un tratto da università della manetta. Provare per credere. Il problema è che il paesaggio ai lati è talmente spettacolare che si rischia il dritto ad ogni curvone.

Non voglio poi calcare la mano sul resto del percorso, perché l'Austria è l'Austria e di meglio non ce n'è, il fascino del lago di Bled lascia sempre il segno e la valle dell'Isonzo è una delle sette meraviglie fluviali del mondo, a mio modesto parere. Mi rammarico solo di non essermi denudato come un verme e tuffato in quelle acque che più cristalline di così non si può. Ma yes we can, lo farò, promesso.

La sequenza dei luoghi è specificata nelle didascalie delle foto, perciò chiudo qui, annotando i nomi dei partecipanti.

Oltre al sottoscritto e alla sua panza, c'erano: Roberto Reg Reggiani, Marco Tabak Conficoni e Claudio Corvo Corvini. Le moto, nell'ordine, erano una Honda Transalp (un ripiego che sta diventando una realtà) una BMW R1200, una BMW GS1200, una sottomarca Yamaha FJ1300. E' tutto.


venerdì 31 luglio 2009

Le Quote Lattee, motogiro svizzero allo Jungfraujoch (3/6 luglio 2009) - Album Foto

Nel battezzare questo giro ho voluto giocare un po' con le parole, quote latte, quote lattee... Insomma i riferimenti al biancore delle vette, all'altezza per l'aggettivo lattee sono palesi. Per quote poi non mi sembra vi possano essere dubbi, quote inteso come alte quote, vertiginose quasi. Infatti più alte di così in Europa non ce n'è, trattandosi dello Jungfrau, il mitico ghiacciaio dell'Eiger in Svizzera, nei pressi di Interlaken. Tanto alto che non ci sono strade per arrivarci, ovviamente. Ci sarà una funivia direte, ma no signori miei, per i comuni mortali c'è nientedimeno che il treno! Il leggendario trenino a cremagliera che da Grindelwald, ma anche da altre stazioni, ti porta dove non volano neppure le aquile. Lassù ci vorrebbero i condor, forse.

Ma tornando a noi, terra terra cioè, voglio dirvi di questo viaggio in moto che mi è sempre frullato per la testa. Da tempo volevo andare a vedere quell'immenso fiume di ghiaccio prima che l'effetto serra lo riduca ad un rigagnolo fangoso. La qual cosa, continuando a bruciare petrolio, non tarderà neppure tanto. Come dire l'imbecillità umana al massimo livello, alle quote più alte insomma. Niente, me stò a allargà, come dicono a Roma. Parliamo del viaggio, che è meglio.

Già andare per le Alpi svizzere per un motociclista è uno sballo. Non sto a ripetere cose già dette e ridette, aggiungo solo chi: non lo ha mai fatto, come biker, è monco o orbo, fate un po' voi. Io gli tiro virtualmente le orecchie. Aggiungere come meta poi alla lunga serie di passi oltre i duemila la visita allo Jungfraujoch è il cosiddetto valore aggiunto, quel plus che ti fa scorrere i brividini lungo la schiena, e ti fa venire la fregola di saltare in sella e andare.

Non mi perderò quindi in una pedissequa descrizione dei luoghi e dei passi fatti. Prendete una cartina, puntate il dito sopra il Furkapass e tracciate un bel cerchio. Tutti quei passi che vedete segnati lì, li abbiamo fatti tutti, più quelli italo-svizzeri per arrivarci ed uscirne. Cito a braccio: Passo Fittanze, la Sega di Ala, Molina di Ledro, Passo Crocedomini, Passo Aprica, Forcola di Livigno, Passo Bernina, Fluelapass, Klausenpass all'andata. Al ritorno invece, dopo l'Oberalppass, il Lucomagno, Il San Bernardino, lo Slpuga, il Passo di San Marco. Bastano in quattro giorni?

Tornando al trenino delle Alpi, preso il terzo giorno, è stato veramente un'esperienza unica. Da brividi veri. Incredibile il lavoro che hanno dovuto fare questi svizzerotti per portare lassù quel mucchio di ferraglia. Un buco dentro la roccia lungo non so quanti chilometri con una pendenza da rocciatori. Mi dicono che l'Eiger è una montagna con tantissime vittime. E ti credo, solo a vedere il gnocco di roccia c'è da farsela sotto, figuriamoci a scalarlo! La stazione in cima poi è qualcosa. Comunque tutte sensazioni da provare. Ozioso stare a descriverle, non si può. Io per esempio ho dovuto rinunciare alla passeggiata fino al rifugio in vetta, perché oltre i duemila essendo cardiopatico, mi manca il respiro. Lì siamo arrivati a 3454 metri!

Già sul trenino mi girava la capoccia e quindi sono dovuto rimanere dentro la stazione a guardarmi la città di ghiaccio scavata nel ghiacciaio e fare foto assediato da un numero impressionante di indiani stravaccati per ogni dove. Indiani veri, di quelli dell'India, le donne tutte col bollino nero in fronte e il sarong o mundu o come diavolo si chiama. Mi sono chiesto come mai fossero così tanti, poi qualcuno mi ha detto perchè sono abilissimi mungitori e ne avrebbero importati" in quantità industriale. Questa info mi giunge proprio nuova e non so quanto vera sia, per averne certezza bisognerebbe chiederlo alle vacche svizzere.


giovedì 30 luglio 2009

Motogiro Maremma Maiala (20/22 settembre 2008) - Album foto

Il titolo di questo viaggio potrebbe sembrare irriverente, la mia intenzione invece era, è quella di renderlo ancora più accattivante a cominciare proprio dal titolo, perchè è stato uno di quei viaggetti, tre giorni passati in un lampo, tanto gustosi da lasciare un pò d'amaro in bocca al ritorno nella piattaggine urbana.
Ma chi si estranea dalla lotta è un gran figlio di mi..... sì, sì, manca quella parola che fa rima. Questa vita ci hanno dato, questa vita ci teniamo, per amore o per forza.
Dicevo del viaggio, è stata una di quelle uscite settembrine che riconciliano con la strada dopo le inumane calure agostifere. Nel mese vacanzofilo le nostre carrozzabili diventano budelli infernali, nel migliore dei casi forni crematori.
Al pensiero di viaggiare chiuso in una sardomobile, anche se provvista di clima, mi vengono i brividi e finchè non verrà omologato un freezer a 4 tempi, la due ruote la lascio inchiavardata nel garage, in agosto.
A meno che, a meno che non ci aspetti un "grande viaggio". Uno di quelli magari volto al nord o in quote alpine sopra i mille metri, sempre. Allora si può.
In settembre invece si respira già e le notti frescucce alleviano le sudate diurne. Soprattutto quelle fatte a tavola. Sì perchè anche stavolta mica ci siamo risparmiati. Nel nostro girovagare a zig zag per quasi tutta la maremma e buona parte del senese, appena potevamo ci abbiamo dato sotto con la forchetta.
Tanto per cominciare la prima tappa è stata una tirata bestiale da Forlì ad Ansedonia, difronte all'Argentario per gli incolti, dove avevo prenotato per l'una un'abbuffatona di pesce del Tirreno in una di quelle baracche in legno adibite allo spaccio di queste incolpevoli creature. Pensando a quanta buona roba è celata sott'acqua, quasi mi convinco che Dio c'è.
Ma basta con la gastronomia! Con la manetta direte voi? Beh, per la verità anche con quella non ci siamo risparmiati, non appena si poteva, of course.
Grandi passi non ne abbiamo fatti, ma la Toscana e la Maremma sono belle così. E divertenti pure. A parte il Monte Amiata in vetta al quale faceva un fredduccio tale che volevamo quasi farci una polenta con la salciccia al rifugio. E poi tanti paesi caratteristici, trapuntati come capezzoli nelle mammellone delle colline toscane, vecchi castelli, abbazie e spade nelle rocce, o rocce nelle spade. Vedete un po' voi, se siete di quelli che ci credono, buona la prima.

"Le Isole di sogno" Corsica e Sardegna (29 maggio/ 3 giugno 2009) - Album Foto

Veloce scorribanda di sei giorni nelle due isole motociclisticamente più belle e desiderabili del Mediterraneo. O forse nel pianeta intero. Lo comprova il numero impressionante di bikers di ogni tipo ed etnia che si incontrano in queste strade piacevolmente tortuose, perfette per chi ama pieghe o paesaggi. O ambedue le cose.

In quanto a tracciati e fondo stradale la Sardegna è inarrivabile, ma la sua “sorellina” francese si fa perdonare qualche trascuratezza in più, con la sua incredibile varietà e caratteristica dei percorsi. Una bella lotta.

Unico appunto, sei giorni sono troppo pochi per tutte e due, quindi il consiglio è di farle separatamente se si dispone di una sola settimana. Per chi dispone di più tempo, Corsica e Sardegna tutta la vita!

Piccole note: Eravamo un gruppo di otto, io, Roberto Reggiani, Fausto Flamini, Franco Ghiddi, Giuliano Bagnara, Massimo Masotti, Andrea Avellone e Remo Raggi, sei in BMW, uno in KTM Adventure ed io, forzatamente, con una sorprendente Honda Transalp.


venerdì 24 luglio 2009

Una bella rimpatriata (9/11 Agosto 2008) - Video



Video della motogita con amici vecchi e nuovi in Carinzia e Stiria