Spesso ridondare nelle descrizioni dei viaggi, dei posti visti e degli episodi occorsi, al lettore risulta noioso. Cerco di non farlo, ma al ritorno da qualsiasi giro, anche il più breve, c'è sempre qualcosa da raccontare. Sempre si è visto e "scoperto" qualcosa di interessante.
O di sgradevole, il che ci sta, fa esperienza.
In questo caso, un motoviaggio di tre giorni fatto all'inizio di agosto in Slovenia, Carinzia, anche un pò di Stiria e Carnia, in quattro amici affiatati, di sgradevole ci sono state due cose.
Prima cosa: il caldo atroce che imperversava da giorni, normale vista l'epoca, ma aggravato dagli imprescindibili vestimenti protettivi e che abbiamo cercato di eludere partendo all'alba per sbatterlo strada facendo ed evitare lo spauracchio del passante di Mestre (mossa alquanto azzeccata).
Seconda cosa: la pioggia del secondo giorno in Austria, torrenziale, che ci ha obbligato ai vestimenti ad hoc e ad accorciare di una trentina di chilometri il percorso. Per fortuna era ormai sera, poco male, ma tanta rottura.
Tutto il resto è stata gioia! Un giro spettacolare sotto tutti i punti di vista, motociclistico in primis, con varietà di percorso e tipologia di strade da soddisfare ogni esigenza paesaggistica e velleità smanettatoria.
Nel caso di un replay da evitare solo il tratto carnico da Pozzis a Tramonti di Sotto, stretto, mal asfaltato e privo di qualsiasi segnaletica che porta alle grotte di Pradis (quelle dei 207 scalini) a meno che non si sia speleologi patentati.
Il contrappasso è stata la piacevole "scoperta" della SP1 da Pontebba a Moggio Udinese, da rifare alla prima occasione, con sosta mangereccia in una trattoria sperduta tra i monti, gestita da una simpatica ostessa chiacchierona. Specialità una polenta particolare fatta su richiesta, ergo telefunken prima!
Altra gradevole, piccola scoperta il Collio sloveno. Una teoria di dolci colline tutte a vigneto, zona tipica dei famosi vini che abbiamo invano tentato di degustare assaltando alcune cantine. Purtroppo era domenica e quelle che non erano in ferie erano chiuse!
I posti di confine che per certi tratti è parallelo ad un piccolo corso d'acqua, sono rimasti all'immediato dopoguerra, un vero salto nel tempo. Impossibile non provare emozioni.
Così come, motociclisticamente parlando, sono state per i miei compagni di viaggio piacevoli e graditissime sorprese i passi Vrsic in Slovenia, il Seebergsattel tra Slovenia e Austria e la 69 (numero fortunato!) da Lavamund a Eibiswald, un tratto da università della manetta. Provare per credere. Il problema è che il paesaggio ai lati è talmente spettacolare che si rischia il dritto ad ogni curvone.
Non voglio poi calcare la mano sul resto del percorso, perché l'Austria è l'Austria e di meglio non ce n'è, il fascino del lago di Bled lascia sempre il segno e la valle dell'Isonzo è una delle sette meraviglie fluviali del mondo, a mio modesto parere. Mi rammarico solo di non essermi denudato come un verme e tuffato in quelle acque che più cristalline di così non si può. Ma yes we can, lo farò, promesso.
La sequenza dei luoghi è specificata nelle didascalie delle foto, perciò chiudo qui, annotando i nomi dei partecipanti.
Oltre al sottoscritto e alla sua panza, c'erano: Roberto Reg Reggiani, Marco Tabak Conficoni e Claudio Corvo Corvini. Le moto, nell'ordine, erano una Honda Transalp (un ripiego che sta diventando una realtà) una BMW R1200, una BMW GS1200, una sottomarca Yamaha FJ1300. E' tutto.
